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LA MEDICINA MANUALE
Intendiamo con il termine di medicina manuale quella branca medica che
si avvale delle mani del terapeuta per portare sollievo o addirittura
guarigione ad alcune patologie di vario tipo, ben selezionate ed accuratamente
studiate di natura ortopedica, reumatologica e neurologica.
Possiamo distinguere nell'ambito della medicina manuale tre grandi categorie:
1. le tecniche di trattamento dei tessuti molli
2. la chinesiterapia
3. le manipolazioni
Le tecniche che trattano direttamente i tessuti molli, agiscono sui piani
cutanei, sottocutanei, muscolari e talvolta sui tendini, sui legamenti
o sui visceri in modo diretto o riflesso.
Nel novero delle metodiche ricordiamo:
· Le Tecniche Massoterapiche che possono essere suddivise in:
a. massaggio classico con le manovre di:
· pressione pura
· sfioramento
· frizione
· impastamento
· percussioni
· vibrazioni
b. massaggio reflessogeno:
· tecniche di E. Dicke
· tecniche di H. Tiersh
· tecniche di Leube
c. massaggio linfatico
d. massaggi orientali
· le tecniche miotensive
· le tecniche degli stiramenti (streching)
· le tecniche di correzione spontanea con posizionamenti ( metodiche di
Jones)
· trigger point manuali
· tecniche dei punti KNAP
· tecniche neuro-muscolari (rolfing)
· tecniche di "decordage"
· tecniche di "palper-rouler"
· tecniche del massaggio trasverso profondo (Cyriax)
· tecniche delle catene muscolari tipo Mezieres
· La Chinesiterapia suddivisa in:
a. chinesiterapia passiva: utilizzata dal terapeuta nei limiti del normale
gioco articolare fisiologico, suddivisa a sua volta in:
- mobilizzazione passiva in rilasciamento, cioè fatta nel raggio libero
dell'articolazione, eseguita senza tentare di vincere eventuali resistenze,
a muscolatura completamente rilasciata e
- mobilizzazione passiva forzata che, con l'uso di applicazione di una
forza esterna di una certa entità, tendono a vincere le resistenze offerte
da aderenze, contratture, retrazioni cutanee, muscolari, tendinee, aponeurotiche,
capsuloligamentose per riportare quanto più possibile vicino alla norma
la motilità di articolazioni patologicamente limitate. La mobilizzazione
passiva forzata non deve mai superare il gioco passivo normale di una
o più articolazioni e non utilizza alcun movimento brusco o forzato.
b. Chinesiterapia attiva:
- esercizi attivi: generali o segmentari, a seconda delle parti corporee
impegnate, oppure a seconda delle resistenze da vincere classificati in
esercizi assistiti oppure liberi o contro resistenza, o a seconda dell'effetto
motorio suddivisi in esercizi statici posturali ed in movimenti attivi
ed a seconda della partecipazione volontaria al movimento in:
- movimenti volontari
- movimenti involontari
- movimenti facilitati
questi ultimi includono anche le tecniche di facilitazioni neuromuscolari
secondo Kabat da noi utilizzati nelle paralisi di ernie discali con ottimi
risultati. E' questa una metodica che sfruttando meccanismi neurofisiologici
(di reclutamento), rinforzano attraverso l'aumento dell'eccitazione centrale
l'attività volontaria di muscoli paretici e plegici.
· Le Manipolazioni che secondo la definizione di R. Maigne sono:
"un movimento forzato, applicato direttamente o indirettamente su di una
articolazione o su di un insieme di articolazioni che porta bruscamente
gli elementi articolari al di là del loro gioco fisiologico abituale,
senza oltrepassare il limite che impone al loro movimento l'anatomia".
E' una spinta breve, secca e unica che deve essere fatta a partire dalla
fine del gioco passivo articolare normale.
Questo movimento si accompagna spesso ad un rumore di scroscio articolare.
Le manipolazioni articolari periferiche si differenziano da quelle vertebrali
perché vengono ripetute più volte sulla stessa articolazione. In alcuni
casi si avvicinano più alla mobilizzazione forzata e, anziché la sensazione
di scroscio articolare, danno piuttosto la sensazione dello scivolamento
dei capi articolari verso il gioco articolare fisiologico.
E' importante seguire come logica terapeutica la regola di R. Maigne del
"non dolore e del movimento contrario".
Questo concetto rappresenta inoltre una garanzia metodologica.
CONTROINDICAZIONI ALLA TERAPIA MANIPOLATIVA.
Tratteremo qui le controindicazioni generali ed i limiti tecnici alle
manipolazioni. Le controindicazioni particolari a ciascuna articolazione
saranno trattati con l'esame premanipolativo.
LE CONTROINDICAZIONI EVIDENTI.
· Fratture e fratture non consolidate
· Lussazioni articolari
· Infezioni osteo-articolari
· Tumori
· Emopatie maligne con interessamento osteo-articolare.
· Osteoporosi grave
· Tumori primitivi e secondari
· Canale vertebrale stretto sintomatico ( acquisito o congenito )
· Siringomielia
· Insufficienza vertebro-basilare
· Malattie endocrine (osteomalacia, malattia di Cushing etc.)
· Sindromi paraneoplastiche
· Spondilodisciti
· Malformazioni della giunzione cervico-occipitale
· Gravi stati nevrotici e depressivi
LE CONTROINDICAZIONI RELATIVE
· Età avanzata del paziente
· Malattia di Scheuermann
· I reumatismi infiammatori al di fuori delle poussè evolutive
· L'artrosi grave
· Alcune ernie discali
LE CONTROINDICAZIONI DA RICERCARE.
· Una connettivite in poussè
· Una micro frattura della corticale ossea
· Una rottura tendinea
· Un distacco osteo-legamentoso
· Uno stiramento con ematoma
· Una lesione neurologica
Il medico manipolatore deve sempre tener presente altresì le situazioni
patologiche che mascherano la presenza di spine irritative di vicinanza
nonché i limiti delle manipolazioni osteovertebrali.
LE INSIDIE DIAGNOSTICHE.
Certe disfunzioni osteo-articolari possono essere rese ribelli ad una
terapia manuale a causa di un dismetabolismo generale intricato.
È il caso delle turbe del metabolismo dei glucidi (diabete evidente o
latente) dei protidi (iperuricemia). Si può pure trattare di una spasmofilia
o di una tetania che rendono inoperante ogni terapia locale.
In tutti questi casi si deve riequilibrare il dismetabolismo generale
nello stesso tempo che si applica un trattamento locale, specialmente
se manipolativo.
LE SPINE IRRITATIVE DI VICINANZA.
Certe sofferenze osteo-articolari meccaniche restano ribelli ad ogni terapia
locale, poichè vi è coesistenza di una spina irritativa di vicinanza intricata.
Si può trattare di una infezione O.R.L. o dentaria per quanto riguarda
una sofferenza cervico-scapolare, come pure un'infezione urogenitale cronica
può mantenere una sofferenza meccanica della cintura pelvica.
Un'angina di petto può frammischiarsi con una algia scapolare meccanica
sinistra, un calcolo della colecisti può frammischiarsi con una scapolalgia
meccanica destra.
In tutti questi casi abbiamo constatato che dopo estirpazione della spina
irritativa intricata, il trattamento locale dell'articolazione sofferente
diviene più facile, specialmente se manipolativo.
I LIMITI.
Oltre le insidie diagnostiche e le spine irritative, certe forme cliniche
di sofferenze osteo-articolari meccaniche costituiscono dei limiti alle
manipolazioni.
È il caso delle forme iperalgiche infiammatorie, in cui tutti gli assi
sono dolorosi.
È necessario soprassedere sulla manipolazione e sostituirla con terapie
antalgiche e anti-infiammatorie somministrate per via generale o iniettiva
(anche localmente). Il caso dei dolori cronici algotimici.
Si può essere ansiosi, depressi ed avere una disfunzione articolare che
può aver beneficio da una terapia manipolativa locale.
Ma certe forme di dolori cronici algotimici gravi rientrano nell'ambito
delle terapie generali ansiolitiche ed antidepressive.
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